Monowe (the residence, the lodge, the shelter) - personale di Ludovica Carbotta | Esposizione

a cura di Ilaria Gianni

[ 12 febbraio 2019 - 26 luglio 2019 ]

opening: martedì 12 febbraio 2019 | ore 18.30

Monowe (the residence, the lodge, the shelter), la prima personale a Roma dell’artista Ludovica Carbotta a cura di Ilaria Gianni, realizzata in collaborazione con il collettivo di architetti Orizzontale, è un nuovo capitolo del progetto Monowe, una città immaginaria progettata per essere abitata da un’unica persona, che sovrasta gli agglomerati urbani esistenti e si manifesta attraverso vari elementi (architetture, infrastrutture, istituzioni, documenti, voci).

A metà strada tra rovina e cantiere aperto, Monowe mira a replicare l'attuale stile di vita urbano, solitario e individualista, radicalizzandolo fino alla costruzione di una condizione estrema per un solo uomo. Da un lato risponde alla crescente paura dell'altro, offrendo un'area di protezione; dall'altra riflette sul modello di città utopistica come ripensamento dello spazio cittadino, arrivando a contraddirne proprio l’identità: non più un insediamento umano di molti individui ma un luogo di e per una singola persona.

La mostra presenta l’abitazione del suo unico abitante, che in un’intervista a se stesso rivela: <<Non ho ancora deciso come chiamarmi. Sono il cittadino di Monowe, l’unico. Non sono nato qui ma è da qui che provengo>>. <<Monowe è il luogo in cui abito. Per essere proprio precisi, è il luogo in cui abito, solo con me stesso. E’ localizzato in una dimensione parallela. Non è facile da trovare, ma se vuoi puoi cercarla>> <<[…] io vivo a Monowe, esisto e sono completo "in lei" >>.

In occasione di Monowe (the residence, the lodge, the shelter), gli spazi della Fondazione, prendono le sembianze di una abitazione, o meglio di due abitazioni. Una innestata sull’altra, si disturbano a vicenda, creando un corto circuito spaziale, dove due tempi e spazi si sovrappongono. Pareti reali e scenografie si intersecano, lasciando visibili un perimetro all’interno del quale troviamo una sedia, un tavolo, un letto, un armadio, qualche oggetto e delle finestre-schermi che modificano il paesaggio. La casa, contribuisce così a definire il sé e l’agire dell’abitante della città immaginaria.

Monowe (the residence, the lodge, the shelter) è una riflessione non solo sull’uso dello spazio, ma sul senso dell’abitare. Molte sono le definizioni che sono state date della casa, a partire da Gaston Bachelard in La poetica dello spazio, che la descrive come "il nostro angolo di mondo, nostro primo universo", "guscio" entro cui riparare e ritrovarsi. Ma come si configura lo spazio più intimo all’interno di una città dove l’unica alterità è rappresentata proprio dalla citta? Qual è il ruolo della residenza in una città che ti corrisponde in tutto? La mostra intende ridefinire la funzione dell’abitazione, estendendola oltre i suoi limiti fisici, espandendone il perimetro al di là delle pareti, mettendo in discussione il concetto stesso di dimora.

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